Poesie

LA NASCITA

È di sangue e sperma la nostra luce

Non è l’origine a macchiare
è lo sguardo che abbassa
quando le parole non coprono
lo scorrere delle cose oltre le mani;
i liquidi non si stringono
sfuggono le dita e cercano spazi aperti
limando le barriere, aggirando la pelle
nuda come roccia offerta al sole:
è di sangue e sperma la nostra luce
e se ti volti indietro, trovi solo il rimpianto
un frammento di tenebra nera come l’acqua
che divora e purifica, ma non salva
dalla nostra macchia, fissa nello sguardo.

L’INFANZIA

Allo scorrere delle sillabe sotto la memoria

Hai mai sentito vibrare una parola
il sibilo che produce quando s’infila
nella scapola e gira, seziona
picchia dove la carne è tenera
lasciandoti paralizzato, inerme
allo scorrere delle sillabe sotto la memoria
a disotterrare lo scheletro d’un amore
corroso dal tempo, una foto umida
d’un amico abbandonato al bivio
cancellata dalle lacrime dense
come l’inchiostro gettato sul foglio
a coprire il fianco?
Hai mai affilato una parola
sfregandola sulle ossa?
La sua musica è come il canto
del coltello che trincia, divide
pota l’anima e la lascia sanguinare
perché la cicatrice è la porta
l’ultimo spiraglio fra il cuore e il mondo
e quando rimargina, non esiste un altro uscio
schiuso alla salvezza.

L’ADOLESCENZA

Sono i silenzi a dividere gli spazi

Sono i silenzi a dividere gli spazi
ed i vuoti a definire i confini
mentre ghiaccia sulla lingua
un urlo a confondere le barriere
cadono ai margini i gesti ad unire
le lacrime a legare vite sconfinate
in un bacio,
replicano le distanze
le maiuscole che disarticolano
il nostri nomi in un cognome;
e se l’assurdo si veste ancora d’amore
è per fuggire al confino, alle dogane
dei “perché?” poste ad ogni passo
all’esaurirsi delle lettere
in parole che riconducono
sempre sulle stesse orme.

Un volto scomposto in tratti

Quando l’immagine squadra, deforma
sfuoca nel nero e si ricompone
dove l’occhio non posa, si acumina
lo sguardo, legge dove le righe intersecano
e le parole combaciano col punto
i ritmi s’accavallano, uniscono i suoni
perforano l’orecchio dove il silenzio
s’interrompe in scroscio
di riso e granata, mentre già corre
verso il sogno un volto scomposto
in tratti, come uno schizzo sul taccuino
della memoria;
il nostro specchio rimanda
cinque ritratti e nessun volto
e se ti chiedi, perché i miei occhi
si conficcano e non se ne vanno
è il vuoto che li ha affilati
arrotati nell’odio dei muri
vestiti di poster come malati
crepati d’inquietudine.

Lascia un commento